L’arte contemporanea “abita” Colle di Val d’Elsa

Passeggiando per Colle di Val d’Elsa emerge la sorprendente presenza di arte contemporanea integrata nello spazio urbano. Grazie al progetto Arte all’Arte, ideato negli anni ’90 dall’Associazione Arte Continua, la città si è trasformata in un vero “museo a cielo aperto”, dove arte, comunità e territorio dialogano tra loro. Il tutto è radicato anche nella presenza dell’UMoCA, un museo che rivela l’arte in modo inusuale.

UMoCA, l’insolito museo “sotterraneo”
Situato nella città alta, raggiungibile con un breve e piacevole camminamento attraverso il centro storico, l’UMoCA, Under Museum of Contemporary Art, fu ideato da Cai Guo-Qiang nel 2001 sotto gli archi del ponte di San Francesco. Riaperto nel 2020 grazie ai fondi PAC, ha ospitato opere di Ni-Tsai Chin, Kiki Smith, Jennifer Wen Ma e altri protagonisti dell’arte contemporanea. Tra questi emerge Red Girl di Kiki Smith, parte di una serie di tre figure donate dall’artista (oggi nell'impianto di risalita attualmente in fase di recupero): le altre si trovano a San Gimignano e Poggibonsi, creando un dialogo simbolico tra le città. Attualmente non accessibile, l’opera rimane centrale nel racconto diffuso dell’arte colligiana.

La geometria di Concrete Blocks dialoga con l’archeologia
Sempre nella città alta, nel cortile del Museo Archeologico di Palazzo Pretorio, troviamo Concrete Blocks di Sol LeWitt, installazione permanente inserita nel progetto Arte all’Arte nel 1997. Composta da blocchi geometrici di cemento, l’opera dialoga con la memoria storica del luogo e fonde architettura e arte tridimensionale.

La porta che accoglie di Tadashi Kawamata
Nel 2004, Tadashi Kawamata ha realizzato un’opera su Porta Nuova: una struttura lignea posta su una cisterna medievale al posto dell’antica porta. Accessibile lungo il percorso verso il centro, l’installazione crea una “porta della memoria” che evoca l’architettura popolare e dialoga con il contesto urbano senza sopraffarlo. A poca distanza, sulla cisterna medievale di Porta Vecchia, si trova anche l’intervento in rame di Marisa Merz, realizzato nel 2002, che valorizza il contesto della cisterna medievale scegliendo il rame come simbolo di scoperta e profondità, in dialogo con l’acqua e con l’ingresso simbolico alla città.

Un itinerario tra installazioni permanenti e scorci storici, dove l’arte contemporanea abita lo spazio urbano e si ibrida con l’anima di Colle di Val d’Elsa.

Piazza Arnolfo – interventi di arte contemporanea
Dal 1867, Piazza Arnolfo è il fulcro sociale e commerciale di Colle. Il progetto di riqualificazione affidato a Jean Nouvel nel quadro del PIUSS Alta Valdelsa ha trasformato la piazza in un’opera d’arte collettiva, grazie al coinvolgimento diretto di cittadini, scuole, associazioni e operatori durante il progetto Fabbrica Colle.

Diversi gli interventi artistici. Lewis Baltz ha valorizzato l’acqua rendendo visibile la gora su via Mazzini, coprendola con una griglia metallica che invita al contatto sensoriale: l’acqua come elemento di socialità. L’operazione più evidente è di Daniel Buren che ha diviso la pavimentazione in tre parti: riquadri e raggi in marmo bianco e nero affiancati a pietra serena e pietra di Santa Fiora, dando forma a una piazza storica ma “mai vista prima.” E ancora Alessandra Tesi ha colorato le volte dei portici e curato l’illuminazione con cristalli, fibre ottiche e colori interferenti: luci e riflessi mutano da giorno a sera, ispirati alle ali delle farfalle. Bertrand Lavier, infine, ha vestito i portici con tende in 33 tonalità diverse di arancione, prodotte da aziende di tutto il mondo: illuminate di notte, trasformano la piazza in una vera “lanterna collettiva.”

Una voce affiora dal profondo
Nel Bastione di Sapia si trova La Voce che si Indebolisce di Ilya Kabakov (1998), una colonna di marmo interrata per quasi un terzo: sulla parte visibile è scolpito un libro aperto in bassorilievo con un testo in italiano, simbolo di voce che affiora dal profondo.

Colle di Val d’Elsa è oggi un laboratorio urbano dove arte contemporanea, memoria storica e vita quotidiana si fondono. Anche grazie al progetto Arte all’Arte, la città è diventata un museo diffuso, un luogo in cui ogni opera è parte del paesaggio e del racconto collettivo.

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